E' la prima volta che posto in questa sezione, e mi perdonerete se ho sbagliato a non mettermi in "neofiti", sono un visualista e sto solo "studiando" la questione della fotografia astronomica, ancora non ho fatto prove, ma mi è venuto un dubbio, vorrei avere una conferma (o clamorosa smentita) su quanto ho pensato.
In pratica, ho compreso che per le foto astronomiche c'è una preferenza per i sensori monocromatici, in quanto più sensibili. (Ho anche capito che tranne una particolare tecnologia attualmente non sul mercato tutti i sensori sono monocromatici, e diventano a colori con una maschera/pattern di microscopici filtri. Dico questo perché ragiono in ipotesi di un sensore disponibile sul mercato, fondamentalmente monocromatico).
Il procedimento per ottenere l'immagine consiste nel riprendere la medesima (eventualmente più volte) con appositi filtri, che selezionano specifiche lunghezze d'onda, le quali vengono successivamente ricomposte via software. (più altre tecniche di composizione, dark, flat, bias, e via dicendo che non influiscono sul ragionamento).
Ecco, il ragionamento mi porta a cercare di capire quale sia il vantaggio di un rifrattore APO nei confronti di un ACRO (a parità di altri parametri, dall'apertura al rapporto focale alle altre aberrazioni, di tipo geometrico) nella fotografia a lunga posa. Mi verrebbe da dire "nessuno", se il vantaggio dell'APO lo elimino usando filtri che fanno passare una specifica lunghezza d'onda, per la quale anche l'acro ha un singolo punto di fuoco... ...giusto? Sbagliato, penso, dal momento che tutti gli astrofotografi cercano rifrattori APO, e da qui la mia domanda: dove sbaglio nel ragionamento? E' che l'apo è mediamente più corretto anche per le altre aberrazioni, o mi sfugge qualcos'altro?
Grazie a chi vorrà chiarirmi le idee, come ho detto portate pazienza ma non faccio (ancora...) astrofoto e sicuramente mi mancano "pezzi".
_________________ Mi piace guardare lontano.
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