Ieri sera ho effettuato la mia prima uscita osservativa con un dobson da 12"... e devo ancora riprendermi dallo shock. Il passaggio ad uno strumento di diametro superiore è sempre del suo sconvolgente (mi era già successo passando dai 4,5" del vetusto newton Skymaster ad un diametro quasi doppio), ma non potevo immaginare l'abisso tra il mio precedente 8", strumento peraltro onestissimo, ed il Lightbridge. Il mio cielo è cambiato, il mio modo di pensarlo è cambiato, le mie aspettative sono cambiate e nulla potrà più essere come prima.
Chi segue il Forum con assiduità avrà forse notato
un mio messaggio di meno di due settimane fa in cui chiedevo consigli per un "upgrade" alla strumentazione, poi mi si è parata davanti l'opportunità di acquistare uno strumento usato ed ho colto la palla al balzo. Giovedì me lo sono andato a prendere e l'ho "testato" (se così si può dire) sotto un cielo di classe Bortle 8, che mi ha soprattutto "illuminato" sui principali problemi dello strumento (pesi, ingombri, necessità di un riallineamento delle ottiche) e fatto solo vagamente intuire le sue potenzialità.
Ieri ho monitorato fin dalla mattina una situazione meteo decisamente non entusiasmante, senza però riuscire a distogliermi dall'intenzione di correre a Campo Felice per mettere alla prova il giocattolo nuovo. L'incertezza ed il brevissimo preavviso mi hanno dissuaso dal provare a coinvolgere altre persone, e l'unica ad accompagnarmi fin lassù è stata la mia dolce metà, Emanuela, immagino più preoccupata di pensarmi da solo in cima ad una montagna di notte che entusiasta per l'idea di una nottata osservativa con un telescopio vissuto più che altro come un nuovo ingombro dentro casa.
La scommessa sulla meteo è stata totale, al momento di caricare lo strumento in macchina i nuvoloni che si andavano addensando sulla città hanno prodotto un acquazzone estivo micidiale, che ha messo a dura prova la fiducia della consorte nelle mie estrapolazioni basate su meteosat e webcam, ma lungo la strada è apparso evidente che la coltre di nubi ancora presente sulla città non si estendeva alle montagne circostanti. Avevamo tutte le premesse per una soddisfacente, anche se breve, nottata osservativa.
E lo è stata. Campo Felice è apparso in una serata di grazia, immagino a causa delle piogge del pomeriggio che hanno ripulito l'aria. Dovrei stimarlo di classe Bortle 4, se non fosse che ormai ritengo la scala di Bortle inadeguata per i cieli d'alta quota, dove la maggior trasparenza dell'aria rende alcuni oggetti più evidenti anche in presenza di inquinamento luminoso. Per dire, allo zenith la Via Lattea nel Cigno era poco dissimile da quella osservata alle Canarie, mentre la situazione cambiava nettamente per la parte di cielo più prossima all'orizzonte.
Alcune cose andranno sicuramente messe a registro. Per la prima volta ho sperimentato i problemi della stabilizzazione termica dello specchio (evidenti all'inizio, sulle immagini sfocate, le celle convettive generate dalla superficie del primario), ed anche l'adattamento ad un puntatore Red Dot ("Chili Peppers", come suggeriva Manu) al posto del classico cercatore non è stato proprio banalissimo.
In compenso l'accoppiata tra maggior diametro dello strumento ed oculari a largo campo (32 e 16mm hanno dominato la serata, solo occasionalmente scalzati da un vecchio 9mm Plossl il cui campo di soli 45° appare ormai assolutamente insoddisfacente) ha cambiato in maniera irreversibile la mia percezione del cielo. E penso anche quella di Manu, che forse per la prima volta è rimasta realmente affascinata dagli oggetti che stavamo osservando.
La cosa più banale da constatare è stata la differenza tra quello che le dicevo lasciandole l'oculare per farla osservare. Con l'8" c'era tutta una serie di istruzioni: "osserva così e cosà, dovresti vedere un oggetto di questo tipo (piccolo, grande, concentrato, diffuso, ecc...)". Con il 12" le dicevo solo: "guarda!", ed era lei a spiegarmi cosa stava vedendo. La differenza è principalmente questa: col Lightbridge gli oggetti si vedono, non vanno "cercati", non vanno "intravisti", non vanno "immaginati", stanno lì e basta, prepotentemente, al centro dell'oculare.
La carrellata ha viaggiato in fretta sugli oggetti "soliti" del cielo estivo, che ormai "soliti" non erano comunque più, mostrando nuovi dettagli, sfumature, ed un rapporto diverso col fondo stellato. Laguna, Trifida, Omega, Ring, Aquila, Wild duck, Dumbbell, M13, M31 col suo contorno di galassiette, il Velo, una spolverata di ammassi aperti in Cassiopea, M51 troppo bassa sull'orizzonte, quindi per la prima volta da anni è iniziata la caccia a cose mai viste.
Questa è un'altra sostanziale differenza rispetto all'8", non solo gli oggetti "classici" sono molto più dettagliati ed interessanti, ma quelli "minori" cominciano ad avere un loro perché. Le minuscole galassie e nebulose che in uno strumento più piccolo mi sorprendevo che "si vedessero" (all'inizio ci si accontenta davvero di poco), ora iniziavano a mostrare forme interessanti. Persino gli ammassi globulari, archiviati fino all'altro ieri come "tutti uguali, solo un po' più grandi o piccoli", e ridotti all'osservazione di M13 che "almeno si vede qualcosa" improvvisamente sono divenuti oggetti affascinanti: più concentrati o più diffusi, nascosti dietro un velo di stelle o sospesi nel vuoto, lontani, vicini... insomma è ripartita la caccia.
Ho aperto sul cofano dell'auto le fotocopie del "Tirion Sky Atlas 2000" (ho anche l'originale, ma teme l'umidità...) vecchie di quasi vent'anni ed in disuso da quasi altrettanto, ed ho iniziato a puntare gli oggetti non stellari riportati sulle mappe senza nemmeno preoccuparmi se fossero visibili o meno (grande preoccupazione ai tempi del "114/900") e come avevo smesso di fare con l'8" per scarsa soddisfazione nel risultato osservativo. È uscito fuori di tutto.
Nebulose planetarie minuscole e brillantissime, ammassi globulari, ammassi aperti, galassiette, oggetti che non mi appartenevano più sono riemersi dall'inchiostro delle mappe per mostrarsi come diafani fantasmi galleggianti fra le stelle. Il mio cielo è cambiato, l'antica passione, alimentata da nuove scoperte, si è riaccesa. Anche Manu, forse per la prima volta, ha mostrato un reale entusiasmo, prova evidente che la qualità dell'esperienza visuale è riuscita a travalicare la semplice consapevolezza di riconoscere oggetti a lungo fantasticati (per anni la mia principale "molla") per tradursi in concreta fascinazione anche per i "non addetti".
Purtroppo avevamo sottovalutato il freddo montano ed i suoi deleteri effetti, dopo solo un paio d'ore passate saltellando da una meraviglia all'altra un vento gelido e tagliente, unito ad un abbigliamento troppo "ottimista", ha avuto ragione perfino del mio entusiasmo. Quando ho iniziato a battere i denti mi sono dovuto arrendere all'impossibilità di proseguire le osservazioni.
Ma "
c'est ne pas qu'un debut...", ora che ho assaporato l'osservazione "deep" con uno strumento finalmente adeguato penso che sarà molto difficile tornare indietro, ed almeno un fine settimana al mese finirà piacevolmente sacrificato alla rinata passione. "
Dobson rules!"
