Salve a tutti
Rovistando nel garage qualche giorno fa ho trovato un attrezzo (costosissimo all'epoca, si parla di alcune decine di milioni di lire) che mio padre usava per la termografia: una termocamera (ovviamente analogica) estremamente precisa, con un cavalletto incredibilmente robusto (che credo andrà a sostituire quello della GP

). La termocamera ha una precisione se non erro del decimo di grado o anche meno ed è dotata di una polaroid che può fotografare lo schermo. Si usava per "scovare" malanni che inducono aumenti della temperatura corporea anche molto bassi (tecnica ormai largamente superata dalle tecniche a frequenze radio).
Ora, stante il fatto che necessita di modifica (l'obiettivo va sostituito e messo un raccordo, la polaroid eliminata e sostituita con un "aggeggio" digitale etc) mi interrogavo sull'effettiva utilità in campo astronomico. Questa camera in effetti lavora nell'infrarosso termico. La banda passante non la conosco ma, a naso (quindi totalmente inaffidabile

), non so dire quanto riprenderebbe i flussi di calore dell'atmosfera piuttosto che qualche informazione proveniente dall'atmosfera.
Mi sapete dire come faccio a saperlo, prima di fare qualche modifica, guardando le specifiche? Parlo soprattutto di banda passante.
Insomma, la domanda è (al di là della termocamera): quali sono le frequenze dell'infrarosso effettivamente utili alle riprese astronomiche? Quanta parte di radiazione infrarossa viene "sconvolta" (nel senso di assorbimento) dall'atmosfera e quanta ci arriva effettivamente? Quanta parte è quella emessa dall'atmosfera rispetto a quella che ci arriva?