secondo me molto dipende dalla quantità di tempo che si passa su un oggetto - non è un problema da nessun punto di vista inseguire a mano ( su uno o due assi) se si osserva per una manciata di minuti.
se l'osservazione si prolunga invece la cosa può diventare problematica al punto da prendere più attenzione dell'osservazione stessa - l'esperienza di Angelo ( che sicuramente non ha pregiudizi contro i dobson) mi sembra interessante, anche se, ovviamente non è assoluta.
teniamo conto che questo genere di osservazione ( penso soprattutto al planetario anche se qui si parla di luna) può protrarsi anche per ore su un soggetto unico - a quel punto le differenze si fanno sentire...e la differenza può essere tra il mollare dopo 20 minuti o restare per due o tre ore ( fatto sui pianeti più di una volta).
non dimentichiamo che non stiamo parlando di osservazioni scientifiche ( dove i parametri sono molto più oggettivabili in funzione dei risultati da ottenere - che non escludono l'uso anche di piccoli diametri se non ricordo male - e in cui, in ogni caso, nessuno degli strumenti nominati sarebbe preso in considerazione credo) e che oltre a parametri "assoluti" contano altri fattori.
Vincenzo parla di dettagli finissimi, Mauro accenna ai colori - i secondi si vedranno anche in presenza di una collimazione approssimativa, i primi no...
e qui veniamo a un altro punto debole ( so che mi attirerò critiche, ma amen: siamo fra amici

): la collimazione....
se si parla di dobson io penso a un dobson ... cioè a uno strumento che si muove a mano magari autocostruito in cui quasi tutto l'investimento va nelle dimensioni dello specchio spesso a discapito del resto.
in queste condizioni ( specialmente con i tralicci) mi sembra difficile ottenere collimazioni ottimali che tengano anche nel tempo, per cui non è detto che, a parte la raccolta di luce si riescano ad ottenere dettagli fini compatibili con la soglia teorica.
se invece lo strumento è motorizzato, be' non è più un dobson

ma un newton in altazimutale

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sulla questione scaletta non mi pronuncio: siamo sempre nel campo del soggettivo: io in cima a una scaletta al buio inseguendo a mano su due assi dovendo ogni tanto scendere per riposizionarla, be' la considererei più una tortura ( con anche un filo di brivido dovuto all'altezza) che un' osservazione - altri ovviamente ci si divertirebbero un mondo
