Il titolo di questo topic è molto triste e anche piuttosto sciocco a mio parere.
Ed è tipicamente scritto da chi non ha una grande esperienza di confronto tra strumenti in condizioni applicative diverse, o forse ha esperienza esclusivamente di pochi strumenti.
Il "meglio" non esiste, esistono soluzioni migliori a specifiche richieste.
Per questo motivo esistono molteplici schemi ottici, per adattarsi a impieghi specifici.
Con tutto si può fare tutto, ma per fare qualcosa molto bene si deve scegliere "proprio" lo strumento fatto per quel "qualcosa"
se vedeste come è la curva di "presenza diffusa" della luce in un grafico tra un'ottica a rfrazione perfetta (non di una "ciofeca" cinese) come certi rifrattori hanno e un'ottica standard come quelle che equipaggiano i riflettori commerciali (GSO, Meade, etc... vedi i vari dobson) vedreste che tra un anello e l'altro di diffrazione l'ottica a rifrazione ha uno spazio nero e una luce diffusa quasi zero, il riflettore invece ha lo spazio lattiginoso e una notevole percentuale di luce diffusa.
Questo crea una differenza ABISSALE tra un rifrattore e un riflettore.
Ecco perché certi rifrattori di alta classe mostrano dettagli poco contrastati su pianeti come Giove (ad esempio) che ottiche a riflessione di diametro ben più che doppio "impastano" e non colgono.
Quando invece si lavora con sistemi di acquisizione di immagine si ha la possibilità di esaltare alcuni canali e non altri (cosa che l'occhio non può fare) e si ovvia a questo inconveniente riuscendo a volte a tirare fuori più particolari da un'ottica a riflessione rispetto a una a rifrazione per via del maggior potere risolutivo. Questo sempre comunque per dettagli che non sono sotto 0,5" o giù di lì.
Questo, per chi ha esperienza osservativa prolungata di raffronto tra ottiche di diametro e configurazione diversa (lenti/specchi) da l'idea di come la resa fotografica di uno strumento e quella visuale siano molto diverse.
I più grandi osservatori (persone) al mondo che si dilettano di osservazione planetaria usano rifrattori e non riflettori per questo motivo, chi invece si dedica alla ripresa di immagini da elaborare predilige diametri più importanti (a specchio per ovvie ragioni di spazio/dimensioni/costi) poiché può OGGI (e non 15 ani fa) elaboare le immagini che sono somma di sequenze.
Quando non esistevano i CCD ma solamente le pellicole e le foto planetarie (anche con i più grandi telescopi al mondo) erano "monoscatto" con tempi di 1 o 2 secondi (per i grandi riflettori da oltre 1 metro) il risultato delle immagini era uno schifo. c'è un motivo...

Nel momento in cui si è potuto risolvere in fase di ACQUISIZIONE delle immagini uno dei due problemi che affliggono le ottiche a riflessione (e cioè la sensibilità alla turbolenza) si è fatto un balzo incredibile nella qualità delle immagini. Quando poi i programmi di elaborazione hanno risolto il secondo (parzialmente risolto a dire il vero) problema dei riflettori (ovvero sia la "scattered light" - la luce diffsa tra gli anelli di diffrazione e intorno) ecco che il "balzo" è stato completo.
Da qui le fantastiche immagini che oggi, astrofili qualunque (non è offensivo, è generalizzante) dotati di strumenti modesti, riescono a ottenere.
Bisogna distinguere molto bene il modo che si ha rivolgersi al cielo.
Se (ma l'ho scritto mille volte e mi son stancato di ripeterlo) il fine è fotografico i riflettori newton o i compound tipo gli S-C i DK, i cassegrain classici, etc.. vanno benissimo perché riescono, accoppiati alla tecnologia dei sensori di ripresa e dei software di elaborazione, a sfruttare quasi totalmente la loro apertura (fino a diametri da 25/30 cm. non oltre).
SE invece il fine è osservativo, questi strumenti soccombono 9 volte su 10 rispetto a strumenti a lente molto più piccoli e, praticamente 10 volte su 10

rispetto a rifrattori di diametro compreso tra i 15 e i 18 cm.
Non esiste, se non in alcune parti fortunate del mondo, nessuna situazione in cui il potere risolutivo di un 15/18 cm. sia "limitativo" rispetto alle condizioni di contorno (seeing, etc) in campo visuale e su dettagli di contrasto medio o basso come sono quelli planetari.
Ecco perché si ritiene (giustamente) che un rifrattore da 15 cm. circa perfettamente corretto, sia il non plus ultra nell'osservazione planetaria.
Discorso lievemente diverso per le stelle doppie.
Qui la superiorità notevole dei rifrattori si evince solo nell'osservazione di sistemi molto sbilanciati. Nel caso di sistemi stretti ma con componenti stellari di magnitudo quasi uguale, nonostante la "scattered light" (mi piace chiamarla così) un riflettore di grosso diametro riesce ad andare un po' (UN PO', non tanto) oltre il limite di separazione di un rifrattore più piccolo.
Non per niente componenti separate da 0,6" sono visibili in condizioni ottimali con riflettori da 20cm. ma NON componenti da 0,4" (nemmeno come alungamento per via della deformazione del disco di Airy). Sono invece allungabili stelle doppie separate da 0,6" anche con rifrattori da 4 pollici di perfetta fattura. Test effettuato con Zeiss, Nikon, Pentax e Takahashi.
Quindi MOLTO al di sotto del loro potere risolutore teorico (infatti le stelle non sono risolte, sono allungate).
Continua a sfuggire, nei discorsi che si fanno sulla validità di una o dell'altra soluzione ottica, la PREMESSA di utilizzo.
Noi non lavoriamo in condizioni di tissotropia ambientale, ove sì che la teoria del diametro si potrebbe fare valere, ma in condizioni SEMPRE molto lontane dall'ideale.
E' inutile che ci si affanni a voler dimostrare che con questo o quell'accorgimento si può aggirare la fisica del mondo che ci circonda, almeno in campo VISUALE.
Sono due ambienti di operatività estremamente diversi e devono essere tenuti ben a mente quando si consiglia o sconsiglia un'ottica a qualcuno.
Paolo